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10 regole su come difendersi da uno stalker

Né contatti né sensi di colpa e raccontare senza vergogna

02 luglio 2010 —   pagina 35   sezione: CRONACA

A spiegare quando una rosa o un biglietto “d’ amore” lasciato sotto il tergicristallo di un’ auto diventano un pericolo per una donna è il colonnello Giorgio Stefano Manzi, comandante del Reparto analisi criminologiche del Racis, che si occupa di tutti i reati efferati, violenti, senza apparente motivo, sessualmente finalizzati e persecutori. La struttura nata nel 2005 con due sezioni (“Psicologia” e “Analisi”) dal 2009, pochi mesi prima dell’ uscita della legge, ne ha creata un’ altra: “Atti persecutori”. Stalking, appunto. Ecco le dieci regole su come difendersi da uno stalker.
1. Avere un atteggiamento critico. «La prima regola è avere un atteggiamento più critico da parte delle donne, prima che diventino vittime: c’ è una notevole bontà da parte del gentil sesso, un po’ la sindrome della “crocerossina”. Questo per l’ amante ossessivo è un incentivo ad andare avanti».
2.Uscire dall’ isolamento. «È fisiologico che quando una relazione finisce dopo tanto tempo, un individuo tenti un recupero. Tuttavia ci sono dei segnali inequivocabili che spesso vengono sottovalutati o non riconosciuti. L’ uomo psicolabile non riesce a sostenere emotivamente l’ abbandono e per prima cosa tende ad isolare l’ amata da parenti, amici, conoscenti. Poi scattano atteggiamenti morbosi che vanno dal controllo del cellulare ai pedinamenti. Le manifestazioni di possesso non sono dimostrazioni di amore».
3. Denunciare. «Bisogna rivolgersi alle forze di polizia, non solo per denunciare la persecuzione ma anche per segnalare le motivazione alla base dell’ inaccettabilità della fine del rapporto. Molti amanti ossessivi hanno avuto dei trascorsi traumatici nel loro percorso di vita. E allora l’ abbandono è letto come una minaccia, al pari di un rapinatore che ci vuole uccidere».
4. Evitare ogni contatto con l’ ex. «Troppo spesso il senso di colpa della donna che lascia il compagno porta all’ accondiscendenza. Ogni richiesta dello stalker viene quindi assecondata: questo, nell’ ottica del persecutore, rende possibile il riavvicinamento. Così prosegue nella sua azione perversa».
5. Non frequentare i luoghi condivisi. «Il ritrovarsi nel locale o nel posto che si frequentava quando si era insieme può essere letto da una mente malata come una ripresa della relazione».
6. Depistare. «L’ ex conosce molto bene le abitudini della sua compagna. È bene quindi uscire qualche minuto prima magari per andare a lavorare o cambiare il solito tragitto».
7. Far sapere che non si è soli. «Non nascondere allo stalker una nuova relazione. Rendere noto che non si è soli, ma che esiste una nuova realtà».
8. Non perdonare maltrattamenti. «Un partner che picchia e che usa violenza è sicuro che lo rifarà. La donna non deve pensare che quell’ episodio sia un caso isolato e unico. Anche se l’ ex chiede scusa, piange, giura di non farlo più, è impensabile che la situazione non possa nuovamente degenerare».
9. Non temere la violazione della privacy. «Non pensare che, denunciando una persona alla quale abbiamo voluto bene e con la quale abbiamo condiviso momenti belli, corrisponda a mettere in piazza intimità condivise, soprattutto di tipo sessuale. Il ricatto da parte dell’ uomo di raccontare esperienze condiviseè un freno a denunciare».
10. Accettare di affidarsi alle strutture anti-violenza. «Queste strutture, che in Italia sono tante, rappresentano per le vittime di stalking un valido aiuto».
FEDERICA ANGELI