Telefono Rosa Napoli
01

Orari di apertura dello sportello:

  • Lunedì, Martedì, Mercoledì e Venerdì: 15:00 – 18:00
  • Martedì e Giovedì: 10:00 – 13:00
01

Castel Volturno: uccise moglie e la bruciò in forno pizze, condannato a 24 anni

di Marilù Musto

SANTA MARIA CAPUA VETERE – Centocinquanta pagine per spiegare, descrivere e provare la colpevolezza di Giuseppe Cervice, il pizzaiolo originario di Pozzuoli, attualmente in carcere, accusato di aver ucciso e bruciato la compagna, Katiuscia Gabrielli, nel forno della sua pizzeria di Castel Volturno nella notte tra l’otto e il nove settembre del 1999.

Centocinquanta pagine di sentenza – che testimoniano un lavoro certosino di analisi di tutti gli elementi raccolti nel processo – sono state depositate, ieri mattina, presso la cancelleria della corte di Assise di Santa Maria Capua Vetere dal giudice a latere Maria Chiara Francica.
Si è chiusa così una vicenda rimasta sospesa per undici lunghi anni, durante i quali Giuseppe Cervice – stando alle testimonianze incluse nella sentenza – spiegava, a chi gli chiedeva di Katiuscia, che la madre dei suoi due figli era fuggita da lui abbandonando i piccoli per fare la bella vita a Ischia, a Capri e poi a Roma e che, a un certo punto, era anche rimasta incinta di un poliziotto.

Tutto falso. La giovane Katia, appena venticinquenne, aveva trovato la sua tragica fine nel forno della pizzeria. L’avvocato difensore dell’imputato, Ferdinando Trasacco, ha dichiarato che presenterà richiesta di appello alla sentenza. Una mossa che era stata già anticipata pochi minuti dopo la lettura del dispositivo il 13 gennaio scorso.

Nella sentenza, il giudice Francica, ripercorre tutte le tappe del processo che hanno portato alla condanna del pizzaiolo a 24 anni di reclusione per omicidio volontario della compagna e al risarcimento di coloro che si sono presentati come parte civile al processo, cioè i genitori della donna e i figli. Cervice ha ucciso Katiuscia, per il giudice, perché lei voleva lasciarlo portando con sé i figli. La condanna ha, infatti, escluso l’aggravante del motivo abietto e futile che si applica, stando a una sentenza della cassazione, quando l’azione dell’omicida è sproporzionata rispetto all’offesa ed è legata ad una perversione dell’imputato.

Il forno, il fumo nero intenso della canna fumaria della pizzeria la sera della scomparsa, la testimonianza di Zoryana Ayder (la baby sitter), i soldi prelevati dal conto di Katia da Cervice dopo la scomparsa, l’insabbiamento delle indagini da parte del carabiniere Giovanni Fruggero, la mancata telefonata dell’imputato ai suoceri la mattina del nove settembre e, infine, la perizia tecnica sul forno a legna: tutti gli indizi hanno portato a un’unica soluzione, quella della morte.

Nel provvedimento vengono rievocati i biglietti che Katia lasciava al suo compagno quando litigavano, dimostrazione di una crisi in atto tra i due: «Non si sa come finirà – scriveva su uno di questi Katiuscia nel 1999 – quindi trova il tempo e non rimandare sempre, i problemi non si risolvono così. Io non sono pazza, ubriaca, ladra e trovatella, sono un essere umano». Il pizzaiolo aveva intrecciato una relazione, subito dopo la morte della compagna, con un’ucraina, Natalie, diventata poi la sua maggiore accusatrice nel processo.

Viene riportata nell’ ampia motivazione anche un’intercettazione che inchioda il pizzaiolo e il carabiniere che lo aiutò a depistare le indagini. Riguarda la madre della convivente del carabiniere, la quale aveva detto al fratello: «Venne persino il capitano da Roma, ma se vedi che imbroglio per mezzo di quello della pizzeria che ha ucciso la moglie e poi l’ha buttata nel forno». «Del resto – scrive il giudice nella sentenza – la sibillina e per certi versi sprezzante frase rivolta dal Fruggiero ai genitori di Katia (“vostra figlia chissà dove sta e sta bene…”) evidenzia, oltre che l’insensibilità dell’uomo alla dolorosa vicenda umana, la certezza del Fruggiero che Katia non sarebbe più tornata». E, infatti, Katiuscia è tornata solo sottoforma di cenere intensa sui tetti di Castel Volturno. Nemmeno sulle piastrelle – fatte cambiare dopo poche settimane dal Cervice per cancellare ogni indizio – i Ris hanno trovato tracce di lei.

fonte: il mattino.it