Telefono Rosa Napoli
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Dati 2011/2012

Ogni anno in occasione del 25 Novembre, giornata internazionale contro la violenza sulle donne, il Telefono Rosa Di Napoli pubblica i dati del proprio osservatorio su questo fenomeno. L’elaborazione dei dati ha diverse finalità tra cui quella di restituire al pubblico, alla stampa e alle istituzioni una visione più completa sull’andamento della violenza di genere.

Ecco i dati che riguardano le persone che si sono rivolte a l Telefono Rosa di Napoli negli anni 2011/2012.

Il 67 % subisce violenza psicologica e il  66%  subisce violenza fisica, ma in genere le stesse donne subiscono contemporaneamente più tipi di violenza, compresa la violenza economica (19 %). La violenza psicologica (denigrazioni, umiliazioni, imposizioni e limitazioni alla libertà individuale) accompagna quasi sempre la violenza fisica, facendo da terreno fertile affinché quest’ultima si instauri, ma può anche insorgere in maniera indipendente. È importante, in questo senso, che le vittime riconoscano che accanto alla violenza fisica esiste anche la violenza psicologica in grado di produrre gravi conseguenze sullo stato psichico di chi la subisce.

Il 16% dei casi, invece, subisce stalking: i comportamenti che vengono messi in atto più frequentemente in situazioni come queste sono minacce (68%), appostamenti, telefonate e atti persecutori (58%), insulti (53%), sms (42%).

Nell’82 % dei casi considerati, in qualsiasi forma si manifesti, la violenza è ripetitiva.

Le vittime della violenza

Dall’analisi delle schede in cui registriamo i dati delle utenti che ci contattano, si evince che il maggior numero di donne che chiede aiuto in situazioni di violenza si inserisce nella fascia d’età tra i 35 e i 54 anni (53%), seguita dalla fascia compresa tra i 15 e i 34 (27%) a cui segue ancora quella dai 55 anni in su (20%).

Inoltre, la maggioranza delle vittime è in possesso di titoli di studio di livello medio-alto (diploma/laurea 66 %; nessun titolo/diploma media inferiore 34%). Questo dato smentisce il pregiudizio che vuole le vittime di violenza appartenenti ai ceti sociali con un livello di istruzione basso. D’altro canto, tale dato indica anche che quelle fasce di popolazione caratterizzate da un livello più basso di istruzione hanno meno strumenti per affrontare la problematica della violenza; probabilmente innanzitutto manca la possibilità di riconoscere che alcuni comportamenti sono ingiusti.

I dati sulla professione invece ci dicono che il maggior numero delle vittime di violenza non lavora in quanto costituito da donne disoccupate o casalinghe (40%), seguite dalle donne che esercitano professioni impiegatizie (23%), da quelle che lavorano in qualità di operaie, artigiane, commercianti, colf-badanti (19%), per finire con lavoratrici impiegate in altri tipi di occupazione (14%) o in professioni libere e dirigenziali (4%).

Il 31% delle donne intervistate ha dichiarato di aver lasciato il lavoro dopo il matrimonio e il 18% di non aver mai lavorato: generalmente le motivazioni si riferiscono o ad un impedimento posto dal marito (48%) o la necessità di accudire la famiglia in maniera esclusiva (38%).

L’85 % delle donne che subiscono violenza ha figli:  nel 37% dei casi questi hanno un’età inferiore agli 8 anni; nel 28% un’età compresa tra i 9 e i 17 anni. Molte donne restano in relazioni violente con l’idea di proteggere la famiglia, di non far perdere un padre ai loro figli, senza considerare le conseguenze sui bambini di quella che viene definita  violenza assistita, ovvero i traumi psichici che i bambini subiscono per il solo fatto di assistere alla violenza su figure di riferimento, anche quando si tratta solo di violenza psicologica; in realtà rimanere in situazioni di questo tipo significa continuare ad esporre i propri figli ad episodi di violenza.

Il 27% delle donne dichiara di non aver lasciato il proprio compagno per i figli; il 19% dichiara di non farlo per paura di subire altre violenze e per paura di ritorsione; il 18% per amore.

L’autore della violenza

Il dato più significativo riguardo all’età di chi commette violenza si riferisce alla fascia d’età tra i 35 e i 54 anni (56%), seguita dalla fascia che va dai 55 anni in su (23%) per finire con quella compresa tra i 15 e i 34 (21%).

Riguardo al titolo di studio, nel 57% dei casi l’autore della violenza è in possesso di titoli medio-alti (diploma scuola superiore e laurea); in relazione all’attività lavorativa i dati risultano essere più diversificati, in quanto il 35% degli uomini che attua violenza svolge attività di operaio, artigiano, commerciante, agente di commercio; il 22% svolge la libera professione o attività dirigenziali e imprenditoriali; il 13% attività impiegatizia.

Un altro dato interessante risulta essere l’assenza negli autori della violenza di dipendenza da alcol o droghe (78%). Tra i motivi addotti alla manifestazione dell’atteggiamento violento, le donne riferiscono nel 72% dei casi i seguenti elementi: motivi caratteriali, gelosia, contrasti familiari, interesse. Questo dato è particolarmente significativo in quanto riflette l’intenzionalità della violenza adoperata al fine di controllare e ridurre la donna in uno stato di dipendenza, se non addirittura di sudditanza. Le complicazioni che emergono da tali situazioni sono spesso così gravi da non permettere alla donna di uscirne “con le proprie gambe”, poiché spesso si sente ingabbiata in un clima di paura, di minaccia e di isolamento.

 

Le Caratteristiche della violenza

L’89% delle violenze avviene all’interno delle relazioni familiari e sentimentali: nell’82% dei casi si tratta di fidanzati, conviventi e mariti, sia attuali che precedenti. Per quanto riguarda la categoria dei mariti, si riscontra un 63% che conferma dunque la triste piaga della violenza intra-domestica. Si riduce al 2% la violenza messa in atto da parte di sconosciuti.

La violenza nei rapporti sentimentali rende molto più difficile separarsi dall’autore e di riconoscerlo come tale. Molte sono le donne che tornano sui propri passi; molte sono le donne che non denunciano (63%).

*  I dati sono stati elaborati dalla dr.ssa Maria Miranda  –  S.U.N.  Seconda Università degli Studi Napoli  –

*  E’ vietata qualsiasi riproduzione di questi dati senza l’autorizzazione del Telefono Rosa di Napoli